Diario selvaggio 1 Ottobre
Roma – Eccomi di nuovo in partenza, bidoni con il cibo
pronti, cassa cucina rifornita, imbracature e caschetti
caricati, corde controllate e misurate, tende di
emergenza a disposizione.
Il furgone è carico; ripasso mentalmente la lista
dell’occorrente, controllo i biglietti e le prenotazioni dei
servizi nel parco naturale.
E’ ormai la quinta volta che accompagno un gruppo sul
famoso percorso denominato Selvaggio Blu; a detta di
molti il trekking più difficile d’Europa… per me
sicuramente il più affascinante: il fantastico connubio
fra roccia e mare mi colpisce più dei classici panorami
montani.
Si parte, direzione Sardegna.
Diario selvaggio 2 Ottobre
Santa Maria Navarrese – al porto turistico i ragazzi di Explorando
Supramonte che ci curano la logistica, il trasporto di acqua, cibo
e materiale da bivacco con i gommoni, mi salutano
calorosamente. Claudio, il Capo, mi offre il caffè di benvenuto e
mi informa delle condizioni del mare; la diffidenza isolana che ho
intuito la prima volta è ormai scomparsa con il ripetersi delle
avventure.
Arrivano i partecipanti al tour; briefing iniziale e partenza.
Mi piace partire direttamente a piedi dal porto, zaino in spalla,
senza farsi accompagnare con le jeep a Pedra Longa, dove
ufficialmente inizia il percorso di Selvaggio Blu.
Sono da sempre fissato per fare l’integrale dei percorsi che
affronto per cui aggiungo volentieri questa oretta di comoda
passeggiata lungomare prima di iniziare la salita.
Oggi la tappa è semplice ma sicuramente faticosa: alla fine della
giornata i 1000 metri di dislivello si fanno sentire ma oggi come
premio saremo ospiti dell’ovile Bertarelli dove una cena
tradizionale a base di prodotti tipici sardi ci ripaga delle fatiche
del viaggio e della salita.
Diario selvaggio 3 Ottobre
Un passaggio sul trattore dall’ovile Bertarelli ci riporta sulla
traccia principale di selvaggio Blu dove inizia la tappa forse più
difficile per l’orientamento. Il sentiero si snoda infatti lungo un
tavolato carsico con poche tracce e pochi punti di riferimento
e bisogna andare a caccia dei passaggi nascosti che i pastori
sardi negli anni hanno trovato per entrare nelle codule o come
le chiamano qui nei “bacu”
.
Ci siamo: ecco il primo passaggio sui tronchi di ginepro,
tronchi appoggiati alla roccia che, a mo’ di scale, permettono
di superare le pareti che delimitano le codule. Per affrontare in
sicurezza quelli più esposti indossiamo l’imbracatura e
posizioniamo una corda fissa.
Arrivati a porto Pedrosu, la nostra meta per questa notte,
scopriamo che il mare, particolarmente agitato, non permette
come previsto lo sbarco dei viveri dal gommone; i nostri
bagagli verranno dunque portati sulla strada sterrata a monte
….. dobbiamo allungare la tappa di 2 ore!!!
Diario selvaggio 4 Ottobre
Dopo una serata passata davanti al fuoco a cantare e mangiare bruschetta e
salsicce ed una notte sotto le stelle la mattina partiamo con un po’ più di
calma; decidiamo di aspettare il sole che ci scaldi un po’ poiché la
tramontana di ieri ha nettamente fatto calare la temperatura.
Oggi raggiungeremo punta Salinas, sicuramente uno dei luoghi più panoramici
del giro, e poi scenderemo a Cala Goloritzè, che quest’anno è stata eletta come spiaggia più bella del mondo. Questo riconoscimento è sicuramente a
doppio taglio, l’over turismo non è il modo migliore per preservare i paradisi;
fortunatamente l’ente parco ha stabilito un numero chiuso giornaliero di accessi e questi devono avvenire tramite prenotazione. Noi siamo conteggiati
ed autorizzati!
Anche oggi il previsto trasferimento con il gommone verso cala Mariolu (a cala Goloritzè è vietato il bivacco) non è praticabile per cui risaliamo a piedi la
Boladina; sono contento perché questa parte di percorso non l’avevo mai
affrontata.
All’arrivo a Cala Mariolu scopriamo che a causa delle condizioni del mare i
bidoni sono sotto la scogliera per cui dobbiamo incollarci bidone e cucina
lungo la scala di legno e la ferratina che collega cala Mariolu a punta Ispiluge…… decisamente più faticosa del solito questa edizione di Selvaggio Blu… per fortuna il morale è altissimo nel gruppo sono tutti allenati e le serate sono allietate dalla chitarra suonata da Alessandro, 21 anni, il più giovane del gruppo con un sorriso contagioso.
Diario selvaggio 5 Ottobre
Il gruppo si ribella all’idea di risalire i 500 metri di
dislivello che abbiamo affrontato in discesa la sera
prima, per cui ci avventuriamo in una variante che
taglia la parete a mezza altezza scavalcando una
frana di circa 50 metri di fronte che ci obbliga a
mettere corde fisse e procedere legati.
Ed eccoci alla prima calata in corda doppia, per più
della metà del gruppo è la prima discesa in corda
che affrontano…. Un bel battesimo del fuoco, 20
metri nel vuoto con il mare sotto…un bel colpo
d’occhio. Arriviamo cala Mudaloru dove una
terrazza sul mare sarà il nostro posto di bivacco.
Oggi Massimo mi da il cambio in cucina, la maestria
esce fuori anche con la cucina da campo, la pasta e
fagioli è perfetta!!!!
Diario selvaggio 6 Ottobre
Come al solito Paolo, 79 anni e non sentirli, è uno
dei primi ad essere pronto la mattina, sembra
che dormire su un materassino all’aperto non
abbia conseguenze sul suo fisico, io lo conoscevo
di fama come alpinista ma durante le serate
scopro che poche anni fa ha concluso il giro del
mondo in barca …. Penso di prenderlo da
esempio per i prossimi anni.
La tappa anche se molto tecnica con 3 calate in
corda scorre veloce e nel primo pomeriggio
siamo sulla stupenda spiaggia di Cala Biriala.
Dopo il bagno, organizzata da Giulia, che è una
scout nell’animo, scatta un partitone a
rubabandiera
Diario selvaggio 7 Ottobre
Sveglia alle 6,00 facciamo colazione in spiaggia godendoci
l’alba. Partiamo per l’ultima tappa, in poco meno di 5 ore,
dopo aver risalito una parete di terzo grado attrezzata con
delle corde fisse, una discesa in corda doppia di 30 metri
arriviamo la traguardo, Cala Sisine. Abbracci, heep heep
urlati ci fanno notare dai bagnanti. Siamo stanchi, sporchi
ma felici. Facciamo un ultimo bagno e saliamo sul
gommone che ci riporta a Santa Maria Navarrese, dal mare
vediamo tutto il percorso da un altra prospettiva. 50 km di
trekking, 3500 mt in salita ed altrettanti in discesa,
praticamente nessun segnavia presente, solo qualche
ometto di pietra, 5 bivacchi alla “belle etoile”
, nessuna
doccia, lavaggi solo in mare…….uno dei pochi posti rimasti
in Italia dove poter vivere un po di avventura!!
Carico il furgone, saluto i ragazzi, prendo un aperitivo con
Claudio e gli do appuntamento in primavera…..voglio
tornare!!!






